sabato 14 novembre 2009

La ritina di Steller


Questo scritto è una rielaborazione dell'intervento che ho tenuto all'Università di Cristiania nel maggio scorso, dal titolo "Prospettive per una sinistra socialista. La parabola della ritina di Steller". La lezione è stata tenuta in judezmo, come prevede il regolamento. Nella traduzione del testo sono stato assistito dal dottor Celestino Pardo Tamburin, filologo ebreo di Malaga, perseguitato, in quanto marrano, da Torqemada e salvato da Don Isaac Abravanel, che grazie ai poteri della Cabala lo ha spedito avanti nel tempo di cinque secoli. Ci siamo infatti conosciuti nel 1998 e abbiamo scritto insieme diversi libri anticlericali, mai più ristampati.

"Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà". E se iniziassi così? E' un bell'attacco per una dissertazione a sfondo religioso. Ma poi non mi vengo altre idee, se non questa: nel 1944 alcuni crucchi cercarono di fare saltare in aria Hitler. Il Fuhrer, però, all'ultimo momento anticipò la riunione, durante la quale sarebbe dovuta esplodere la bomba. Quando l'ordigno deflagrò, Hitler si stava allontanando dal tavolo sotto cui era posto: morirono in quattro, rimasero tutti feriti, tranne lui. Gli autori dell'attentato furono giustiziati. Nel 1939 il falegname Georg Elser aveva tentato di fare più o meno lo stesso: ma Hitler uscì dieci minuti prima dalla sala in cui sarebbe dovuto saltare in aria. Due autentiche botte di culo. Questo aneddoto lo racconto sempre ai testimoni di Geova, quando provano a convincermi non solo che dio esiste, ma che sarebbe pure buono e amico dei deboli.
A proposito di Chiesa Cattolica, mi sarebbe piaciuto concludere la storia del mio blog con una dissertazione sulla pedofilia. Mancava questo scottante argomento al carniere dei miei temi preferiti. Sulla pedofilia non c'è niente da ridere. Nemmeno sui pedofili. Fa molto ridere invece la gente che si scalda per i pedofili, specie quella di sinistra, specie quella di sinistra radicale. Gente contraria alla pena di morte, ma se gli parli dei pedofili: li ammazzerebbero, li stuprerebbero, li castrerebbero "e non con la castrazione chimica, ma con quella fisica, così soffrono di più". Invece la gente di destra in questi casi non mi fa ridere. Non mi fanno ridere quelli che uccidono bambini con le bombe al fosforo e poi tuonano contro i pedofili. Comunque, propongo alla sinistra di mettere l'emergenza pedofilia al centro della propria campagna elettorale. Un po' come fanno i leghisti con gli immigrati. Con la differenza che se viene linciato un africano, qualcuno ancora si muoverà a pietà. Se ammazzano un pedofilo per strada, applausi a scena aperta. I giornali collaborerebbero con un'escalation di notizie sul tema. Poi basterebbe accusare il governo attuale di non fare nulla contro la pedofilia. Credo che sia questa la strada per uscire dalla crisi della sinistra. Magari è un'idea cretina, ma è sempre meglio che non avere idee.
Ora vi lascio. C'è un razzo in partenza per Plutone, dove andrò a vivere asceticamente in una tendopoli allestita dalla Protezione Civile, assieme a Delia, un lamellibranco autoctono che parla solo l'aramaico, ma in realtà sa dire solo "Eli, Eli, lamma sabactani". Torno tra dodici milioni di anni, quando probabilmente la specie umana sarà estinta. A proposito, avrei dovuto parlare della ritina di Steller, ma ormai si è fatto tardi. Vi lascio con una domanda in sospeso: se l'uomo non impara dai suoi errori, che senso ha sperare in un mondo migliore?

venerdì 13 novembre 2009

Good bye planet Earth


Migliaia di aderenti al culto cicciuzziano si sono dati appuntamento questa mattina in piazza D'Armi a Rovigo, dove era stata posizionata la rampa di lancio del razzo Leonard I, con cui hanno lasciato il pianeta per raggiungere l'enorme astronave costruita direttamente in orbita, che li trasporterà verso il Pianeta Cicciuzzo.
"Sono felice che possiate coronare il vostro sogno e anche un po' che vi togliate dai piedi, brutti ciccioni lascivi - ha commentato Merchiori, al termine di un intervento di 47 minuti - Vi auguro buon viaggio e tante cose". Da parte del presidente del Consvipo, Angelo Zanellato, un invito a non dimenticare il paese in cui Cicciuzzo è divenuto famoso e contestato: "Credo che questo viaggio possa essere un'ulteriore occasione per svolgere azioni di marketing territoriale sul Polesine, promuovendo le opportunità, le bellezze e anche le iniziative di sviluppo che contraddistinguono la nostra bella terra. Vi chiedo di diffondere la conoscenza del Polesine anche ai pianeti limitrofi. Abbiamo un Delta unico: ditemi in quale altro posto al mondo trovate un terminal gasiero alto cinquanta metri nel mezzo di un parco naturale?" Solenne il discorso di addio della presidente della Provincia, Tiziana Virgili, che ha ricordato: "Ogni volta che guardo lo spazio mi interrogo su quanto siamo piccoli e quante cose ancora non riusciamo a conoscere".
Nathaniel, profeta dei Cicciuzziani, ha ringraziato delle belle chiacchiere e tagliato il nastro sulla scaletta, accolto dagli applausi dei quattromila devoti che si erano radunati nel piazzale. "Eravamo molti più, prima che la nostra religione venisse repressa duramente, perfino in questo paese - denuncia ad un giornalista - Anche per questo ce ne andiamo: sul pianeta Cicciuzzo, in sostanza, potremo fare quel cazzo che ci pare, anche mescolare il dolce e il salato a cena o fare all'amore con i nostri consanguinei. Abbiamo davanti decenni, forse secoli di viaggio, in cui costruire una nuova società, finalmente libera".
Il razzo alla fine s'è staccato da terra ed è scomparso nell'atmosfera, con il fumo, il rombo dei motori e tutte quelle cose tipiche dei razzi che partono da una rampa di lancio.

giovedì 12 novembre 2009

Assessori in posa

Un calendario sexy con gli assessori provinciali in posa senza veli, ma non troppo. E' l'originale idea della giunta Virgili per raccogliere fondi per le casse dell'amministrazione provinciale, nel tentativo di rispettare anche quest'anno il patto di stabilità.
"Intendiamoci, si tratterà di una cosa sobria e autoironica, un po' come il calendario dei rugbisti che mi hanno regalato lo scorso Natale e che ho appeso nel mio ufficio - spiega la presidente Tiziana Virgili - Non ci saranno nudi osceni o donnacce in pose ammiccanti, anche perchè magari noi donne ancora ci difendiamo, ma i maschi in giunta sono sinceramente sexy come un gambo di sedano lesso". L'assessore alle Pari Opportunità, nonchè vicepresidente, Guglielmo Brusco, aggiunge: "Non si tratta di mettere in mostra bei corpi e comunque io non rinuncerò a indossare le bretelle rosse sul mio villoso petto nudo". L'idea piace anche alla Ministra delle Pari Opportunità, Mara Carfagna (nella foto), che in una lettera all'amministrazione provinciale esprime vive complimentazioni, rammentando i propri trascorsi di modella per il calendario di Max.
Ora però si pone un problema tecnico per l'amministrazione provinciale: i mesi da illustrare sono ben dodici, ma gli assessori sono appena otto. Con la partecipazione della presidente, restano comunque tre mesi da riempire. Impossibile assegnare più mesi alla stessa persona, così la Virgili ha preso una decisione salomonica: "Aumenterò i referati fino ad avere i dodici assessori", ha dichiarato in conferenza stampa. Nemmeno il tempo di pronunciare l'ultima sillaba, che la sala si è immediatamente affollata di consiglieri provinciali, piombati da chissà dove."Passavo per caso e ho origliato involontariamente. Sono pronta a sacrificarmi per il mese di novembre", ha esordito Lucia Riberto, consigliera della Sinistra Unita, facendosi largo tra la folla. "Epperbacco, consiglieri! - l'ha interrotta Franco Grotto, del Pd - Se c'è un uomo aitante in grado di affascinare le signore con aria sbarazzina, possibilmente nei mesi estivi, quello c'est moi". Il consigliere Vecchiati ha invece polemizzato con la giunta, per non avere avvisato tutti i consiglieri dell'iniziativa: "E quando ho chiesto perchè non mi facessero partecipare - lamenta - mi hanno risposto: perchè sei brutto". A chiudere la discussione è di nuovo Brusco, con un duro aut aut: "Fate quel che volete, ma il mese di Ottobre è mio! Voglio farmi ritrarre in posa da rivoluzionario, avvolto da una bandiera rossa vedo-non vedo, su un fondale con il Sol dell'Avvenire".

mercoledì 11 novembre 2009

Palazzo Celio: lite in giunta!

Si è rischiata una crisi del sistema Polesine, stamattina, quando la giunta provinciale riunita in via straordinaria ha decretato l'espulsione del vicepresidente Guglielmo Brusco.
Sembra incredibile, ma ormai siamo abituati a tutto. La giunta si era riunita per discutere due questioni cruciali: l'acquisto di colla epossidica per appiccicare in modo permanente i crocefissi ai muri delle scuole, onde impedire l'eventuale rimozione da parte di dirigenti scolastici europeisti. Su questo punto, tuttavia, non ci sono state frizioni: il vicepresidente si è infatti limitato a tacere, sorvolando anche quando i colleghi di giunta lanciavano frecciatine sulle controverse dichiarazioni del compagno di partito Cristiano Pavarin relativamente alla laicità dello Stato.
Lo scontro è avvenuto sul secondo punto: la discussione in merito all'originale teoria del professore di Trecenta, Bernardino Frosciacchi, il quale sostiene che milioni di anni fa Gesù Cristo (nella foto) è sceso sulla Terra per salvare i dinosauri, ma questi non hanno voluto che si sacrificasse per loro. L'incredibile scoperta scientifica dovrebbe essere all'ordine del giorno del prossimo consiglio provinciale, così la giunta si era riunita per cercare una linea comune. Brusco allora ha proposto di incaricare lo scienziato bassopolesano Gelmino Barozzi di recarsi con la propria macchina del tempo nel Cretaceo e verificare di persona gli eventi narrati da Frosciacchi. Una proposta che ha fatto infuriare la Virgili: "Blasfemo! - ha gridato, alzandosi in piedi - Tu vuoi mettere il bollino della tua scienza perchè non credi! Noi non abbiamo bisogno di macchine del tempo per affermare i fatti della nostra Fede. Con la tua scienza e la tua ragione mistifichi, confondi e relativizzi. Sei espulso da questa aula!" Qui le versioni dei testimoni divergono. Mentre gli altri assessori della giunta acconsentivano all'espulsione con scuotimenti del capo e visi seri, qualcuno dice che Brusco sia uscito piangendo come un femminiello, altri che invece abbia puntato i pugni sul tavolo e ringhiato contro la sua presidente: "La vedremo..."
Di certo la crisi si è conclusa meno di due ore dopo. La giunta era ancora intenta a leggere passi del Vangelo per ritrovare l'armonia, quando Brusco ha fatto irruzione nella stanza con una pila di carte. "Il tuo fervore religioso non può competere con la mia abilità nello spulciare le carte, cara Titty - ha affermato Brusco, tirandosi le bretelle - Ebbene, ho riletto tutta la normativa sulle province dal decreto Rattazzi ad oggi e ti sfido a trovare un solo comma che difenda la tua indifendibile scelta di espellermi. Quindi, alla faccia tua, torno in giunta e ti risparmio, solo perchè sono buono, di chiedermi scusa strisciando per terra, come prevede il comma ter dell'articolo 123 di una legge del 1976 mai abrogata". La presidente, attonita e infuriata, si quindi chiusa in una silenziosa preghiera, mentre Brusco, per decretare la fine della crisi di giunta, si è acceso un sigaro e se l'è fumato ridacchiando con i piedi sul tavolo.

Corsi di bon ton nella sede della Lega

Sulle orme di monsignor Della Casa per riportare le buone maniere in politica. Dopo lo scandalo generato dalla villania del consigliere provinciale Giuseppe Traniello Gradassi, la Lega Nord lancia un'iniziativa per ribadire il proprio primato morale. Dalla prossima settimana la sede di piazza Vittorio Emanuele II ospiterà ogni settimana un incontro dedicato al bon ton e alla buona creanza, per dare una lezione di stile agli avversari.
"Le parole incivili e virulente di Gradassi mi hanno colpito nell'intimo - spiega il segretario provinciale Antonello Contiero - La Lega Nord è l'unico partito titolato a dare lezioni di bon ton. Vogliamo quindi ribadire che noi, ben lungi dall'immagine stereotipata di zoticoni attaccabrighe che qualcuno ci vuole affibbiare, siamo sì un movimento popolare, ma raffinato, educato e impeccabile sotto tutti i punti di vista, parafrasando Mary Poppins, che tutti sanno essere stata tra i nostri tesserati". Il Pd accoglie con favore l'iniziativa e avrebbe già chiesto a Traniello Gradassi di iscriversi al corso, che del resto è aperto alla cittadinanza. Proposta sposata anche dal sindaco, Fausto Merchiori, che commenta: "Nessuno più di me conosce e ama intimamente il protocollo. Ciononostante parteciperò anche io alle lezioni, perchè un ripasso è sempre doveroso per non perdere mai le buone abitudini. Giudico positiva questa inversione di marcia rispetto a un clima troppo a lungo dominato da cafonaggine e malcostume".
Sollecitato dai giornalisti, Contiero ha voluto illustrare la propria conoscenza del bon ton con alcuni esempi: "Prendiamo l'abbigliamento, che deve essere sempre sobrio, mai vistoso e stravagante. Altrettanto importante è la cura del favellare: assolutamente indecoroso usare un volume della voce troppo alto, men che meno espressioni triviali, che potrebbero arrecare disagio a chi ci sta vicino. - illustra - Nelle relazioni sociali, ricordarsi il baciamano, ma mai all'aperto, come ben sa l'onorevole Emanuela Munerato. E ancora: rispetto per gli anziani, amore per la puntualità, attenzione ad evitare gaffe. Per me non sono vuote parole, ma uno stile di vita. Del resto già da tempo nelle nostre cene sociali prestiamo attenzione a non confondere le posate o a scambiare un calice con un tumbler da acqua, nè tanto meno a fumare tra una portata e l'altra. Piccole regole che fanno del nostro partito un modello di civiltà".

martedì 10 novembre 2009

Scomode verità

Gesù cercò di salvare i dinosauri dall'estinzione, ma non ci riuscì. Sembra una di quelle notizie del menga che vengono pubblicate sulla colonna a destra nel sito del Gazzettino, ma non è così: a proporre questa ardita versione della storia remota del pianeta è uno scienziato di fama internazionale, seppure residente da anni a Berguarina Seconda, vicino a Trecenta, in provincia di Rovigo.
Il professor Bernardino Frosciacchi è infatti sia paleontologo, con laurea e dottorato all'università di Belgrado, che teologo, titolo conseguito forse a Ratisbona, anche se gli è precluso l'accesso a qualunque convegno di teologia e la Chiesa formalmente si rifiuta persino di ammettere che egli esista. Frosciacchi, sordo alle critiche del clero, persegue nella ricerca scientifica, conscio di essere il pioniere di una nuova disciplina: la paleonteologia. "Se accettiamo di credere che Gesù scese sulla Terra ai tempi dei dinosauri, come del resto dimostrano numerosi reperti fossili, dobbiamo rivedere molte convinzioni e cercare un nuovo approccio disciplinare, scevro da ingabbianti sovrastrutture ideologiche", ci spiega, aprendo il dizionario per controllare una parola sì e una no.
Ma in cosa consiste, alla fine, questa incredibile versione dei fatti? "Ho molte prove per ritenere che l'uomo conosciuto come Gesù Cristo sia comparso più volte nella storia del pianeta, per compiere un disegno divino - ci dice - Di sicuro possiamo affermare che Gesù è sceso tra i dinosauri per salvarli dall'estinzione che sarebbe arrivata di lì a breve. Ma allora le cose andarono diversamente. I dinosauri, a differenza degli umani, erano buoni e non accettarono che Cristo si sacrificasse per salvare tutti loro. Probabilmente gli dissero: se tu sei il figlio di Dio, è meglio che viva il figlio di Dio e muoiano milioni di dinosauri, perchè tra di noi nessuno vale un millesimo di quanto vali tu. Ucciderti per salvarci sarebbe un'inutile barbarie". Commosso, Gesù avrebbe accettato di non interferire con la prossima distruzione degli antichi rettili, rimanendo con loro fino all'ultimo momento.
"Il sacrificio dei dinosari ha consentito alla razza umana di esistere - conclude piangendo il professor Frosciacchi - Ma i dinosauri erano buoni, mentre noi siamo malvagi e Gesù lo abbiamo ucciso senza pietà. Se avessimo lasciato vivere il figlio di Dio e ci fossimo sacrificati tutti quanti, oggi quale onorevole specie abiterebbe questo pianeta ormai morente?" Domande tutt'altro che retoriche, tanto che anche la politica polesana si interroga: la questione dovrebbe essere presto messa all'ordine del giorno del prossimo consiglio provinciale.

(foto gentilmente rubata al gruppo Facebook "Gesù e i dinosauri")

Un amore di burattino

ATTENZIONE! Se sei uno di quello che, dopo avere visto "1997 - Fuga da New York" credono la Grande Mela sia stata veramente trasformata in un mega carcere a cielo aperto sul finire degli anni Novanta, forse dovresti rinunciare a leggere questo post. Molte produzioni narrative basano infatti la loro efficacia su una sapiente miscela di fantasia e realtà, ma se il lettore non è in grado di distinguere l'una dall'altra, rischiano solo di generare ondate di panico collettivo. Noi ti abbiamo avvisato.

Rovigo torna a fare notizia sui rotocalchi scandalistici. Proprio la città delle rose è protagonista dello scoop sparato a grandi titoli su "Chi", che rivela tutti i retroscena di una love story in salsa polesana, ma dal retrogusto toscano.
Secondo il settimanale, l'assessore al Commercio, Nadia Romeo, si sarebbe fidanzata con Pinocchio, il burattino di legno ormai cittadino onorario del capoluogo, fin dalla mostra a lui dedicata a Palazzo Roverella. Benchè la diretta interessata smentisca seccamente queste voci, lanciandoci dietro un fermacarte di alabastro, "Chi" riscostruisce per filo e per segno una vicenda affascinante e romantica.
Dopo la morte dell'attore Cicciuzzo Sconciaforni, il povero Pinocchio si ritrova disoccupato e spiantato, al settimo anno fuori corso per Responsabile nella progettazione e coordinamento dei servizi sociali della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna. Per pagarsi la retta universitaria, il burattino di legno decide di vendere se stesso al migliore offerente e si ritrova così a girare l'Italia su una bancarella di pinocchi di legno e altri ammennicoli. Il fatale incontro con l'assessore avviene durante la Fiera d'Ottobre rodigina. La Romeo è di ronda per la fiera, per controllare che gli ambulanti si comportino decorosamente ed evitare così di litigare con il sindaco e l'assessore Azzalin, in paranoia per paura che i piadinari inzozzino i marciapiedi nuovi di zecca. Avvicinatasi alla bancarella per rinnovare il proprio set di mestoli da cucina, incontra lo sguardo dello sfortunato burattino. E, a sentire il cronista, sembra che sia amore a prima vista.
Ma anche su questo, l'interessata smentisce fermamente, cercando tra l'altro di cacciarci ad ombrellate: "Ma vaaaa... Una persona in carne ed ossa come me assieme a una marionetta legnosa che la mattina si fa la barba con la pialla... ma vaaa!" A sentire il giornale di Signorini, però, proprio la vitalità e il calore dell'assessora avrebbero provocato la scintilla nel ligneo Pinocchio, abituato a fidanzate che, citando le sue parole, erano dei veri e propri ciocchi di abete. E poi, se è vero che chi disprezza compra, di questa storia si sentirà ancora parlare presso le parrucchiere rodigine.

lunedì 9 novembre 2009

Un Cristo in ogni casa

"Qualcuno vuole togliere il crocefisso dalle aule della scuola pubblica? Noi lo porteremo in ogni famiglia!"
Con queste parole l'ingegnere Johnny Colasberna ha presentato il nuovo progetto "Un Cristo in ogni casa", con cui la Provincia di Rovigo intende dare una risposta al principale problema che affligge la nostra società: la disabitudine ad esporre simboli della religione cattolica non solo negli spazi pubblici, ma anche nelle stesse abitazioni private. Un'iniziativa che punta non sull'imposizione, ma sulla proposta costruttiva. Proposta che si declina in una serie di varianti del tradizionale crocefisso, a cui anche la gente perbene sembra essere in fondo disaffezionata. La Provincia ha affidato a Colasberna, consulente del Consvipo, il compito di realizzare una serie di oggetti di uso comune, raffiguranti l'immagine di Cristo, così da tradurre il bisogno di esprimere i valori del cristianesimo con l'esigenza di praticità che la vita moderna richiede. "Un modo per ricordarci del sacrificio di Gesù, nei piccoli gesti di tutti i giorni", spiega la presidente Tiziana Virgili, che tuttavia si dice un po' perplessa: "Le proposte dell'ingegnere sono certo inconsuete. Io resto una tradizionalista". L'iniziativa è stata sposata immediatamente dalla Lega Nord, mentre il BV. Paolino, visionando il catalogo, si è limitato a dire: "Tre quarti della roba che c'è qua sono progetti che avevo proposto io anni fa, il resto è ciarpame".
Ma nel concreto, cosa prevede di realizzare il progetto? Come s'è detto, icone religiose, ma non meramente decorative. Ecco ad esempio il crocefisso orologio: si appende al muro come una normale croce, ma torna utile anche per sapere l'ora. Le braccia del Cristo, infatti, ruotano secondo il susseguirsi delle ore. Così il gesto banale di guardare se si è in ritardo, ci ricorda al contempo i valori fondanti della nostra civiltà. Audace anche il Cristo cavatappi, che certo darà quel qualcosa di particolare ad una serata tra amici. La base del crocefisso è un cavaturaccioli, che viene azionato ruotando la testa di Gesù, mentre le braccia si muovono come quelle, appunto, di un cavatappi. Imperdibile il rosario da automobile profumato: si appende allo specchietto retrovisore come un arbre magique e diffonde fragranze aromatiche e valori religiosi nell'abitacolo, ricordandoci di guidare in modo sobrio. Disponibile nelle essenze di pino silvestre, agrumi e muschio bianco. Per chi è stufo dei soliti nani da giardino, infine, ecco Gesù con i dodici apostoli in gesso, da mimetizzare tra i fiori e gli arbusti del proprio spazio verde. "Sono molto fiero delle mie creazioni - conclude l'ingegner Colasberna - E confesso che mi scalda il cuore sapere che la mia creatività è stata messa al servizio di una causa tanto alta quale trasmettere e tramandare i veri valori della nostra civiltà".

Il pentito

“Come ho tolto la vita a Cicciuzzo Sconciaforni, ora gliela restituirò”. E’ commosso e sinceramente pentito Icaro Trabbona (nella foto), che annuncia il proprio ravvedimento pochi minuti prima di essere posto sulla sedia elettrica. L’attrezzista di Campiglia Marittima, infatti, avrebbe nel frigorifero di casa diverse boccette di sperma dell’attore, morto sul set del film porno musicale “Cum togheter” nel modo che vi abbiamo già raccontato per un numero di volte tendente asintoticamente a infinito.
“Assai spesso mi affidavano il compito di pulire il set dopo le scene – spiega Trabbona – invece che buttare via il seme di Cicciuzzo, lo raccoglievo per tenerlo come memorabilia da rivendere a caro prezzo ai fan. L’ho conservato in modo accurato e, quindi, dentro c’è tutto il patrimonio genetico utile a riportare tra noi quel grande artista di cui ricorderò sempre l’odore da armadio naftalinato”.
Trabbona, prima di essere giustiziato, ha chiesto come ultimo desiderio cinque boccali di burro fuso per accompagnare una cena composta da quarantotto portate ipercaloriche.
“Sono talmente tanto pentito da avere deciso un’estrema conversione al Cicciuzzianesimo. Spero di prendere almeno una ventina di chilogrammi, prima di essere fritto come una costina dalla equa giustizia degli Stati Uniti. Così sarò pronto a eternarmi in una stella vicino al grande Cicciuzzo”.
Insensibile al dramma umano di Trabbona, ma sensibile alle possibilità scientifiche offerte dalla rinascita di Cicciuzzo, è il direttore dell’Asl 18 Adriano Marcolongo. “Sono tornato dall’India quando ho saputo della piaga del cicciuzzianesimo – spiega – come sapete ho abbracciato l’induismo e credo che la millenaria saggezza dei Veda non possa essere oscurata da un culto così impuro. Riportare in vita Cicciuzzo servirà a sradicare quella religione, uccidendone la divinità”.
Proteste vibrate da Guglielmo Brusco: “Verranno spesi un sacco di soldi per riportare in vita un uomo morto, quando con quelle stesse somme si potrebbero assumere mille uomini vivi per far funzionare meglio l’ospedale di Trecenta. E poi, Adriano, l’amore non è bello se non è litigarello. Sei disposto a parlarne stasera dopo il cinema? Tvb”.
Marcolongo accetta: “Anche se mi hai lasciato come un cetriolo davanti all’altare, sono disponibile a pacificarmi. Lancio già un’ipotesi di mediazione: Cicciuzzo, una volta tornato in vita, dovrà lavorare gratis all’ospedale di Trecenta fino a ripagare completamente i costi del suo rientro al di qua del velo di Maya”.
Si dichiara disponibile a ragionare sull’ipotesi Leonard Pontibaldi, produttore dell’artista Sconciaforni. “Potrei anche accettare – sostiene – a patto che oltre all’attività convenzionata, a Cicciuzzo sia consentito di esercitare la libera professione entro le mura dell’ospedale. Potrei già iniziare a lavorare alla sceneggiatura di “Il dottor Cicciuzzo Tersilli, medico della mona” che, con dialoghi in dialetto veneto, segnerebbe una svolta nella commedia hard all’italiana”.

domenica 8 novembre 2009

L'angolo della scienza

L'origine dei Tocari e le connessioni tra Tocai e Tocaj
di Gaio Barfowskji

Chi furono i fondatori dell'impero Kushan? La questione è controversa. La tesi più diffusa è quella secondo cui è stato il clan di Yue, ossia gli Yuezhi o - secondo alcuni - Yuetzi, che il geografo Strabone cita come Tocari, che distrussero il regno di Battriana, fondando - appunto - l'impero di Kushan. Secondo lo studioso panamense Javier Totaro, cosiddetti Tocari discenderebbero gli attuali Uiguri, che di recente hanno goduto dell'attenzione dei media internazionali per le violenze nello Xinjiang. (Ciò purtroppo ha compromesso le mie vacanze estive a Kashgar, da cui sarei partito per una spedizione scientifica nel Taklamakan, al fine di fare luce sulle antiche città-oasi sepolte dalle sabbie di quell'ostile deserto. E' l'ennesima dimostrazione che il mondo sarebbe certo più bello se non ci fossero in giro dei cretini che si fanno la guerra).
Taluni esperi obiettano che i tocari erano indoeuropei, quindi non possono essere gli antenati degli uiguri, che parlano una lingua turco-mongola e pure di ceppo ugrofinnico. A tale tesi si controbatte spesso (in genere durante indiavolate partite di tennis) che non è ancora assodata la correlazione tra i Tocari citati da Strabone nella sua Geografia e l'omonimo termine usato in linguistica per definire un ceppo dell'indoeuropeo. Che i Tocari siano i fondatori delle mitiche città del Taklamakan è invece indubbio, dato che è scritto sulla Settimana Enigmistica. Che da loro discendano gli attuali uiguri, come avrebbe detto Riccardo Scamarcio: chi lo sa? Delle contaminazioni con il ceppo ugrofinnico si sta occupando da trentacinque anni senza successo il prof. Severino Luftwaffen dell'Università di Bratislava.
La "pista ugrofinnica" consentirebbe di spiegare anche l'etimologia del Tocai fiulano e la sua similitudine con il Tokaj ungherese. Possiamo così attribuire ai Tocari l'origine del nome del Tokaj-Hegyalja, regione vinicola ungherese in cui si produce il Tokaj Aszú. Le assonanze con il Tocai del Friuli sono talmente evidenti da spingere scienziati autorevoli a propendere per l'origine comune e a picchiare chi dice il contrario. I Tocari, nelle loro migrazioni, avrebbero portato la tradizione del Tocaj nelle aree nordorientali dell'Italia, un po' come i Catari diffusero nel mondo le celebri pizzette. La tesi del Tocai portato dai Tocari, tuttavia, incontra le resistenze della scuola di Dusseldorf, secondo cui il termine è una contrazione eufemistica nonché ironica in uso tra i pastori delle valli georgiane già nel II secolo. Essendo all'epoca vietata l'assunzione e la somminsitrazione di bevande cosiddette "degeneranti e immorali" (leggi: derivati alcolici), la gente strizzandosi vicendevolmente l'occhio quando si mescevano le bibite proibite, eclamava "Toh, caj!" che letteralmente tradotto significa "Prendi, il tè!" che del noto vino bianco ha sfumature di colore simili.