mercoledì 27 maggio 2009

Contiero e Pavarin criticano Costato

“Dobbiamo essere modesti e prudenti, dobbiamo evitare ogni presunzione e ogni fretta soverchia, e dobbiamo servire con tutto il nostro cuore il popolo polesano”. Antonello Contiero (nella foto), candidato alla presidenza della Provincia di Rovigo per il centrodestra e già componente della giunta comunale maoista di Antonio Costato, attacca proprio quest’ultimo dopo il suo invito elettorale all’astensionismo rivoluzionario.
“Non è corretto parlare di maoismo – precisa subito Contiero - ma di marxismo-leninismo-pensiero di Mao, Mao non ha fondato alcun movimento comunista nuovo infatti, si è attenuto ai principi del marxismo-leninismo e lo ha difeso e sviluppato, specie sul versante della lotta contro il revisionismo moderno. Costato questo lo dovrebbe sapere bene, ma pare dimenticarlo forse perché accecato dal culto della propria personalità. Nascondendosi dietro un frasario e un insieme di proposte ultrarivoluzionarie non fa ciò che è davvero rivoluzionario: ottenere il massimo risultato possibile nelle condizioni oggettivamente date. Per questo mi sono candidato con la coalizione che me lo ha permesso, senza dimenticare che lo stato borghese non si trasforma, ma si abbatte”.
Contiero sostiene che i sondaggi paiano dargli ragione. “Il risultato si annuncia identico e vittorioso in tutte i collegi: in una provincia fortemente legata alla atavica tradizione religiosa e alla reincarnazione dei Vetusti Scaldapoltrone Ammuffiti, un rivoluzionario comunista marxista-leninista che riconoscendo nella figura e nell'opera del Presidente Mao la teoria del marxismo-leninismo elevata allo stadio superiore della guerra popolare, sta guidando e portando alla vittoria il popolo del Polesine e dimostrando di fronte al mondo intero che un autentico Partito Comunista, anche se nel quadro di un’alleanza nominalmente di centrodestra, può guidare i popoli oppressi alla vittoria. Questo sarà certamente di sprone ai combattenti rivoluzionari di Sendero Luminoso in Perù e ai popoli oppressi che lottano nel mondo contro l'imperialismo. Abbiamo iniziato a fare pulizia con la componente di Renzo Marangon, poi proseguiremo con l’attuale amministrazione provinciale, poi ne cda delle aziende pubbliche popolati di trombati, poi all’interno della coalizione, anche se questo ultimo punto vi pregherei di non scriverlo sennò Mauro Mainardi e Luca Bellotti si inquietano. Comunque il programma delle epurazioni lo tiene Cristiano Pavarin a casa sua nel ripostiglio delle mazze da baseball”.
Pavarin conferma: “E’ vero, ma ora sposterò il foglietto altrove. Inoltre non date troppo peso alle eventuali sparate razziste che verranno fatte in campagna elettorale dal compagno Antonello. Non ci crede, ma sa che a tanta gente piacciono certe schifezze. Quando governeremo, realizzeremo un ampio piano di rieducazione che coinvolgerà anche il compagno Costato che sembra essere stato deviato dalla vertigine dei passati successi. I successi hanno però anche le loro ombre, soprattutto quando essi sono ottenuti con una “facilità” relativa, e giungono per così dire “inattesi”. Simili successi alimentano talora la presunzione e la superbia: <>, <>. Essi, questi successi, non di rado inebriano la gente, e allora s'incomincia ad avere la vertigine dei successi, allora si perde il senso della misura, si perde la capacità di comprendere la realtà, sorge la tendenza a sopravvalutare le proprie forze e svalutare le forze dell'avversario, si fanno tentativi temerari di risolvere <> tutte le questioni dell'edificazione socialista. Allora non c'è più modo di ricordarsi che i successi riportati debbono essere consolidati e che si deve valersene sistematicamente per un'ulteriore marcia in avanti. A che scopo consolidare i successi riportati? Anche così dicono, possiamo arrivare, <>, alla vittoria completa del socialismo. <>, <>. Di qui il compito del partito: condurre una lotta decisa contro questi stati d'animo pericolosi e nocivi al lavoro costruttivo, e liberarne il partito”.
Insomma, una vera e propria dichiarazione di guerra al vecchio leader della Giunta rivoluzionaria rodigina.

martedì 26 maggio 2009

Caccia al pagliaccio!

"Non sono io il cosiddetto Barzellettiere demoniaco e posso fornire numerose prove a mia discolpa". E' una rettifica secca e chiara, quella di Renzo Marangon, accusato ingiustamente dal nostro collaboratore Nando Formaggiaro di essere il misterioso clown che semina il panico in Polesine, raccontando barzellette antidiluviane durante gli eventi della Rovigo bene.
"La teoria del signor Formaggiaro, pace all'anima sua, secondo cui io sarei una specie di cattivo da comic book e avrei intenzione di aprire un luna park degli orrori si commenta da sè - dice l'assessore regionale - Del resto ho quintali di prove che io non sono questo sedicente clown. Per dirne una, la sera in cui il vostro collaboratore è stato ucciso a colpi di pistola giocattolo io me ne stavo comodamente seduto al ristorante con il mio buon amico Jacopo Carlotti, che mi stava intervistando per la Voce in vista della campagna elettorale per le elezioni regionali 2010. Resto comunque a disposizione degli inquirenti per le indagini sulla morte di quel cretino mitomane".
La Polizia di tutta la contea sta fermando decine di individui sospetti, mettendo in difficoltà circhi e appassionati di giocoleria. L'efferatezza con cui è stato compiuto l'omicidio di Formaggiaro, il cui corpo era letteralmente crivellato dalle ventose di gomma sparate dall'arma del clown, ha sconvolto l'opinione pubblica. "Occorre decisione per fermare questo pisco.. pissico... psicopatico - tuona il commissario Basettoni, già conosciuto per le indagini sul rapimento di Cicciuzzo Sconciaforni - Ci dispiace per l'irruzione nel reparto Maternità dell'ospedale di Rovigo, dove abbiamo arrestato alcuni giovini sospetti che facevano clownterapia alle gestanti. Tre di loro hanno partorito prematuramente per la paura. D'altro canto dobbiamo battere tutte le piste, anche nel loro interesse. Dopo la morte di Pagliaccio Farfallo e l'aggressione di un ragazzino al Mc Donald da parte del pagliaccio Ronald, è evidente che quella dei clown è una piaga della società. Va estirpata subito, senza por tempo in mezzo!"

"Mario, cambia sponda!"

Roberto Benigni invita Mario Borgatti ad abbandonare il Pdl per aderire al Pd. Una richiesta clamorosa quella del popolare attore toscano, che ha incontrato l’ormai ex numero uno azzurro in fila ai bagni di Palazzo Roverella.
“Non conoscevo Borgatti e nemmeno la vostra città – ha detto Benigni – ho deciso di scendere in Polesine qualche giorno su consiglio del mio fraterno amico Pinocchio che, purtroppo, non ha potuto raggiungermi perché travolto da un’onda anomala mentre guardava il Po in piena sull’argine di Polesella. Mi auguro lo ritrovino presto: del resto essendo di legno dovrebbe galleggiare. In ogni modo, perso un amico me ne son fatto un altro, ossia il vecchio Mario”.
L’incontro viene raccontato dal premio Oscar. “Ero in fila per andare in bagno, quando Mario mi passa davanti con una progressione degna d’un fondista come Maurilio De Zolt. Gli grido: dove vai, bischero? Guarda che c’è altra gente prima di te. E lui brillante m’ha risposto: libertà vo cercando, ch'è sì cara”.
Una citazione dantesca che ha spiazzato Benigni, appassionato divulgatore dell’opera del Sommo poeta. “Mi pareva ineducato dire che mi stavo pisciando addosso – afferma Borgatti – e poi temevo che Benigni, irriverente come è, mi desse del vecchio prostatico. In tal caso gli avrei reso la pariglia sfidandolo in una gara di sci dove lo avrei umiliato. Comunque per stemperare la tensione, del cul feci trombetta”.
Cosa che l’attore ha apprezzato moltissimo, facendolo sciogliere in un largo sorriso. “La miscela di gas emessa da Mario mi ha reso euforico – spiega – e mi ha ricordato che non fa scienza, senza lo ritenere, avere inteso. E poi lo viso mostra lo color del cuore. Figuriamoci il resto!”.
Entrati in confidenza, i due si sono raccontati le ultime vicende professionali. “Mario – racconta Benigni - si è entusiasmato quando gli ho spiegato che ero prossimo a partire per un tour americano che mi avrebbe portato in Argentina, Canada, Usa. Mi ha invitato ad andare a visitare il rinomato pastificio della famiglia Borgatti a New York, condotto da suo fratello Luigi. Lo segnalerò all’Istituto italiano di cultura. Ma pure mi sono contristato nel sentire la storia di cui è protagonista il mio nuovo amico, allontanato da quattro giovinastri ingrati dal partito di cui è stato demiurgo”.
“E’ vero – dice commosso con un filo di voce l’ex leader azzurro - dette mi fur di mia vita futura parole gravi, avvegna ch'io mi senta ben tetragono ai colpi di ventura. Molti han giustizia in cuore e tardi scocca per non venir senza consiglio all'arco; ma il popol tuo l'ha in sommo della bocca”.
Da qui l’accorato invito di Benigni: “Oh Mario! Molla il Pdl ed entra nel Pd! In fondo cosa vuoi che cambi per una “l”? Amor mi mosse, che mi fa parlare! Ti accoglieremo a braccia aperte come facciamo con chiunque lo chieda, meglio se destro”.

lunedì 25 maggio 2009

ESCLUSIVA: Carlotti si confessa!

"Come diceva don Luigi Sturzo la mia missione è stata quella di portare la vita spirituale nella vita politica. Non è assolutamente vero, ma come sapete devo sempre iniziare i miei sagaci interventi con la citazione di un filosofo".
A parlare è Jacopo Carlotti, valente opinionista del quotidiano La Voce di Rovigo, che per l'occasione non intende piantare un pippone interminabile su questo o quel politico locale, ma annunciare un raddoppio del proprio impegno di columnist. "Intanto chiamatemi dottore - ci dice Carlotti - in ogni modo inizierò a curare io la rubrica Good Morning Rovigo sul Corriere del Veneto. Il terribile incidente automobilistico che ha coinvolto il mio fraterno amico Vianello Monello non deve privare i lettori di quel quotidiano di un punto di vista così autorevole. Per me sarà un ritorno alle origini visto che, lo posso rivelare, prima di passare alla Voce ho sostituito io Vianello Monello dopo la sua prima morte avvenuta, ufficialmente, per suicidio". E aggiunge: "I pezzi verranno sempre firmati Vianello Monello. Non voglio rubare la scena al mio collega, mi basta solo il suo lauto stipendio".
Ma come farà il dottor Jacopo Carlotti a dividersi su più fronti? "Semplice - spiega - ho recuperato tre stagisti che mi permetteranno, peraltro, di dribblare anche i limiti imposti dalla mia candidatura ad Adria. Tanto per cominciare c'è la signorina Carlotta Jacopucci che in origine si chiamava Denise Penazzo e che ha cambiato nome solo per dimostrare la sua sconfinata ammirazione nei miei confronti: motivo per cui l'ho assoldata. C'è poi il giovane Auriga Pelé che ho deciso di promuovere a scribacchino dopo che in questi mesi si è distinto come massaggiatore dei miei piedi. Infine c'è il barbuto Arcadio Porsche che, spinto dal senso di colpa perché Vianello Monello è restato ferito al volante di una vettura prodotta da suoi parenti, ha chiesto di potersi impegnare gratuitamente. Senza contare il traumatico rapporto che questo ragazzo ha con i suoi genitori: i dubbi sul posizionamento degli accenti nel suo nome gli hanno creato non pochi problemi con le gerarchie ecclesiastiche, tanto che da bambino non è mai riuscito ad andare a giocare in oratorio".
Il primo intervento del nuovo Vianello Monello aprirà una nuova saga. "Kenzo Marangong farà ottenere la cittadinanza onoraria giapponese a Mario De Bourges che diventerà Mariokinawa. Per un errore, però, i documenti verranno portati a Max De Bourges che così potrà cedere il ramo fiere alla Honda con rammarico di Beppe Darfur. Poi lascerò questa trama in sospeso per passare a Federico Cuor di Leone che si farà trapiantare una parrucca rossa da Mark O' Long, nuovo alleato di Kendy O'Neil nella lotta della lobby degli irlandesi per l'egemonia su Sherwood".

L'appello di Antonio Costato per le prossime provinciali

In attesa che la crisi creativa passi, pubblico integralmente questa riflessione di Antonio Costato, ex presidente di Confindustria, vocalist dei Napalm Death, membro di una delle famiglie più influenti in Polesine, nonchè fine teorico del marxismo leninismo di matrice maoista, al punto da organizzare l'incruento golpe che, come ricorderete, portò al potere per la prima volta un giunta socialista rivoluzionaria a Palazzo Nodari. Conclusa quella breve esperienza a causa della reazione dei Vetusti Scaldapoltrone Ammuffiti, ora Costato passa il tempo libero tra un concerto e l'altro approfondendo le basi teoriche del comunismo. Farà bene? Farà male? Sarà come sempre un sondaggio del tg serale a giudicare.

Votare per il capitalismo o votare per il socialismo? Questa è la domanda fondamentale che dovrebbe orientare la scelta elettorale di ogni elettrice e elettore cosciente, responsabile e informato. Di sicuro l'elettorato di sinistra.
Su ogni cosa occorre avere una posizione e un atteggiamento di classe per non favorire i nemici di classe, anche sul piano elettorale. I borghesi, per conservare la propria società e il proprio potere, cercano di stemperare tutto, e predicano: non nemici ma avversari; non conflitti antagonistici ma posizioni diverse in una cornice istituzionale e economica comune. In altre parole non lotta di classe ma collaborazione tra le classi, in particolare tra proletariato e borghesia. Non lotta tra fascisti e antifascisti ma riconciliazione nazionale. Nella realtà però esistono i nemici, le contraddizioni di classe e i conflitti di classe.
Allora occorre schierarsi. O col capitalismo, che è la società della borghesia, o col socialismo, che è la società del proletariato e delle masse lavoratrici e popolari. Il capitalismo è sostenuto da tutti i partiti che sono in gara per le elezioni del 6 e 7 giugno per ottenere dei seggi a Palazzo Celio. Anche da quelli che a parole si definiscono anticapitalisti e persino comunisti. Perché non hanno il socialismo nel loro programma e hanno da sempre combattuto il socialismo realizzato da Lenin, Stalin e Mao.
Chi è a favore del capitalismo ha perciò un'ampia possibilità di scelta di voto elettorale. Chi invece è a favore del socialismo ha un'unica possibilità di scelta, quella di votare per la Linea Rossa, astenendosi. In base a considerazioni tattiche, ciascuno può decidere di disertare le urne, oppure annullare la scheda o lasciarla in bianco.
Noi vorremmo che chi segue questa indicazione comprendesse a fondo che attualmente l'astensionismo marxista-leninista è la sola tattica elettorale valida per abbattere le illusioni elettorali, parlamentari, governative, riformiste e pacifiste che frenano pesantemente la lotta contro il capitalismo e i suoi governi; per infondere nel proletariato, nelle masse e nelle nuove generazioni la coscienza, la cultura, la mentalità, la pratica sociale rivoluzionarie, anticapitaliste e marxiste-leniniste; per delegittimare, isolare, indebolire e disgregare le istituzioni rappresentative borghesi e i partiti che le appoggiano e ne fanno parte.
Noi vorremmo che l'elettorato di sinistra spendesse tutte le proprie preziose energie per l'avvento del socialismo e per la conquista del potere politico da parte del proletariato, che è la madre di tutte le questioni, e senza la quale non è possibile alcun cambiamento sostanziale in Italia. Solo così si può dimostrare di essere dalla parte degli operai, dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e dei pensionati a basso reddito. Se non si punta a cambiare tutto attraverso il socialismo, si finisce col non cambiare niente, per quanto riguarda il sistema economico, le istituzioni, la classe al potere, la politica interna e estera. La storia e la pratica del capitalismo italiano e dei suoi governi, compresi quelli di "centro-sinistra" parlano chiaramente. Lo si vede anche dai programmi elettorali dei partiti parlamentari nessuno dei quali mette in discussione il capitalismo e il potere della borghesia, e dà risposte soddisfacenti ai problemi reali delle masse. Addirittura quelli del Pd e del Pdl sono pressoché uguali.
L'elettorato di sinistra dovrebbe anche impegnarsi a costruire in tutte le città e in tutti i quartieri le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo, ossia le Assemblee popolari e i Comitati popolari basati sulla democrazia diretta.
Le Assemblee popolari devono essere costituite in ogni quartiere da tutti gli abitanti ivi residenti - compresi le ragazze e i ragazzi di 14 anni - che si astengono alle elezioni, che si dichiarano anticapitalisti, antifascisti, antirazzisti e fautori del socialismo e disposti a combattere politicamente ed elettoralmente le istituzioni borghesi, i governi centrale e locali borghesi e il sistema capitalista e il suo regime.
Ogni Assemblea popolare di quartiere elegge il suo Comitato popolare e l'Assemblea dei Comitati elegge, sempre attraverso la democrazia diretta, il Comitato popolare cittadino. E così via fino all'elezione dei Comitati popolari provinciali, regionali e del Comitato popolare nazionale.
I Comitati popolari devono essere composti dagli elementi più combattivi, coraggiosi e preparati delle masse anticapitaliste, antifasciste, astensioniste fautrici del socialismo eletti con voto palese su mandato revocabile in qualsiasi momento dalle Assemblee popolari territoriali. Le donne e gli uomini - eleggibili fin dall'età di 16 anni - devono essere rappresentati in maniera paritaria.
I Comitati popolari di quartiere, cittadino, provinciale e regionale e il Comitato popolare nazionale devono rappresentare il contraltare, la centrale alternativa e antagonista rispettivamente delle amministrazioni ufficiali locali e dei governi regionali e centrale.

sabato 23 maggio 2009

Il barzellettiere boicotta i lavori del Corso!

Ci sarebbe la mano del misterioso Barzellettiere Demoniaco dietro i ritardi nei lavori di restyling di corso del Popolo.
Lo dimostrerebbe la foto a lato, che ritrae lo strano personaggio, comparso dopo l’improvvisa sparizione di Renzo Marangon dalla scena politica, mentre attende l’uscita degli operai del cantiere per operare presumibilmente atti di sabotaggio. “E’ un incubo ormai - spiega l’operaio Tertulliano Sgualivato - ogni mattina arriviamo al lavoro e troviamo ovunque barzellette orribili scritte con vernice rosso sangue. Alla fatica di dover pulire si aggiunge la demoralizzazione di tutti noi che abbassa mostruosamente il nostro livello di produttività”. Proprio per questo pare che il Comune stia meditando di inviare uno psicologo in cantiere per ridurre le ricadute tra i lavoratori, ormai prostrati come i Marines in Vietnam. “Non basterà, non basterà – dice tra le lacrime e tenendosi la testa tra le mani il lavoratore Gustavo Lamazza - ieri mattina salgo sul bobcat e mi trovo sul cruscotto questo orrore: Cosa ci fa un pulcino vestito da frate? Padre Pio. Voglio morire, voglio morire!”.
Il capocantiere si rifiuterebbe da giorni di presentarsi sul lavoro. “Nella mia tuta da lavoro ho trovato un bigliettino: questo taschino è un luogo molto pericoloso, visto che ogni giorno ci lasci le penne. Mi rifiuto di lavorare di simili condizioni”. Minimizza l’assessore ai Lavori pubblici, Graziano Azzalin: “Ma porca troia schifosa! Anche sto pagliaccio di merda con le sue cazzo di barzellette deprimenti doveva saltare fuori? Già abbiamo trent’anni di ritardo, Dio boys! Con questo intendo dire che i lavori stanno procedendo secondo il cronoprogramma e la collaborazione tra i nostri uffici tecnici e le imprese affidatarie sono eccellenti. Nulla, insomma, farà rinviare l’esecuzione delle opere progettate”. Tornato in ufficio l’assessore ha trovato sulla scrivania un Pinocchio in cedro del Libano e un bigliettino a firma proprio del Barzellettiere Demoniaco: “Caro Graziano sai perché una tribù di indiani nel cantiere va più veloce dei tuoi operai? Perché sono truccati. Ah, ah, ah! Sappi che è iniziata l’operazione Saint Moritz! Rifletti, come farebbe uno specchio: il tuo cantiere non lo chiuderai mai!”.

Rovinato il signor Bonaventura!

Era rimasto l'ultimo, assieme a Silvio Berlusconi, a non sembrare nemmeno scalfito dalla crisi. Ma in una sola giornata a Rovigo, il signor Bonaventura (nella foto) è andato letteralmente in rovina. "Ho dilapidato tutti i miei assegnucci da un milione di euro - ha dichiarato, piangendo con il viso tra le mani, mentre il sindaco Fausto Merchiori gli allungava un fazzolettino - Ora dovrò ricominciare tutto da capo. Se non altro ho la soddisfazione di avere fatto del bene".
Tutto è iniziato in mattinata, quando Bonaventura si è presentato a Palazzo Nodari. "Sto girando tutti i comuni d'Italia per dare una mano - ha dichiarato - Dato che vi hanno tagliato gli introiti da Ici, che non vi consentono di tenere il 20% dell'Irpef e che le multe da autovelox sono impopolari, che ne direste di un'erogazione liberale da parte di un privato cittadino? Così eviterete di vendere piazzale Di Vittorio ai privati, come si dice in giro, pur di fare cassa a ogni costo". Ben lieto, il primo cittadino, di accettare un po' di danaro per le povere casse del Municipio. "Rischiavamo di non poter pagare gli incentivi produzione ai nostri dirigenti. Ora questo pericolo è scampato e forse potremo dare pure due soldini ai precari, oppure alle associazioni di volontariato che gestiscono per conto nostro e facendoci risparmiare danaro e lavoro festival musicali, mense per i poveri, rassegne di teatro, servizi per i disabili e così via".
Uscito dal loggiato dei Nodari, però, il signor Bonaventura è stato fermato da un uomo avvolto in un trench elegante. "Permetta, sono il presidente dell'Interporto", si è presentato, stringendo virilmente la mano e invitandolo a bere un caffè. "Sono rimasto commosso dalla triste storia di questo bel porto sul Canalbianco - racconta Bonaventura - Quest'anno ha accumulato 900mila euro di passivo, ben duecento in più rispetto all'anno scorso. Il presidente mi ha detto che non gli permettono di fare capannoni e aree industriali e così lui non sa più cosa fare. Tosto gli ho sganciato un assegno di un milione di euro, così potrà pure tenersi un avanzo di amministrazione per il prossimo anno. Vorrà dire che depennerò Quarto d'Altino dalla mia lista di comuni da aiutare..."
La voce della presenza in città del rosso benefattore deve essersi sparsa in fretta, giacchè Bonaventura è stato contattato dalla presidenza del Censer pochi minuti dopo al cellulare: "La nostra fiera funziona bene, quest'anno il passivo di bilancio è sceso ad appena cinquecentomila euro - gli ha detto Massimo Borgato - Tuttavia non posso aspettare anni prima di vedere il bilancio andare in pareggio. Mi è venuta dunque l'idea di pagare il pubblico perchè venga numeroso. Non è che mi presterebbe uno dei suoi assegni?" Bonaventura ha poi elargito milioni anche ad alcuni istituti di credito rodigini: "Ci servirebbe giusto un po' di liquidità, sennò come facciamo a fare i prestiti a cittadini e imprese finite sul lastrico dopo avere investito nei nostri titoli?", si è sentito dire. Nel pomeriggio, la supplica dei sindacati ha ottenuto effetto: "Mi hanno detto che la Provincia non ha un piano per aiutare i disoccupati - spiega Bonaventura -, perchè non ci sono i soldi. Poveretti, sono messi peggio di Belluno, evidentemente. Ecco qua un milione di euro per aiutare chi ha perso il lavoro". I soldi saranno gestiti dal Consvipo per realizzare progetti di sviluppo economico, le cui ricadute si faranno presto sentire per i numerosi abitanti del Polesine che oggi si trovano in forte difficoltà.
Spendi e spandi, in serata Bonaventura si è ritrovato spiantato come agli esordi della carriera. "Ho dovuto vendere anche il mio bassotto giallo ad un negozio di animali che ora lo rivenderà a rate, manco fosse uno stereo!", ha singhiozzato, mentre veniva accolto dal centro d'ascolto della Caritas diocesana.

venerdì 22 maggio 2009

Complotto internazionale?

Si fa strada l'ipotesi del complotto internazionale, riguardo al tragico incidente in cui è rimasto coinvolto Vianello Monello, ancora tra la vita e la morte in una clinica privata svizzera, dopo che la sua Porsche si è schiantata a Ginevra, causando la tragica morte del suo braccio destro Jean Luc Balboa.
Proprio ieri il settimanale diocesano La Settimana aveva diffuso la notizia secondo cui il celebre opinionista del Corriere sarebbe stato vittima di un intrigo ordito dai servizi segreti cingalesi, intenzionati a chiudere per sempre la partita con le Tigri Tamil, dopo il bagno di sangue degli ultimi mesi, che ha causato svariate migliaia di vittime civili, nel totale disinteresse della comunità internazionale. Tutti ricordano, infatti, come Vianello Monello, prima di morire ed essere clonato eccetera eccetera, fosse naufragato in pieno Oceano Indiano e quindi salvato proprio da una pattuglia dei guerriglieri indipendentisti dello Sri Lanka, per essere addestrato alle tattiche di guerriglia. Morto da kamikaze nel tentativo di distruggere la sede padovana del Corriere, per farla breve è stato poi clonato in 500 copie, successivamente sterminate da Celio Rodigino, quindi liberato da una missione segreta e fatto possedere dallo spettro di sè medesimo, che nel frattempo infestava Palazzo Celio. Una trama complicata, nevvero, ma non più dell'abile intrigo internazionale che ha organizzato la sua eliminazione in modo tanto cruento. Dopo l'annientamento delle Tigri Tamil, con l'uccisione del leader Vellupillai Prabhakaran, la guerra senza quartiere si è spostata sui sostenitori all'estero del movimento. Vianello Monello era ormai considerato dalle autorità dello Sri Lanka come uno dei principali nemici da abbattere. L'incidente di Ginevra, dunque, sarebbe stato pianificato con l'intento di impedire che lo stimato opinionista si mettesse alla guida di un movimento per la rinascita dell'Ltte. Ciò spiegherebbe, tra l'altro, perchè l'ambulanza con cui è stato trasportato in ospedale, è stata presa di mira da un elicottero da guerra con le insegne dell'esercito cingalese.
Piovono le smentite a quanto riportato dal settimanale polesano. Rigetta le accuse il governo di Colombo, ma protesta anche l'America. "Non è vero che abbiamo assistito indifferenti - attacca il presidente Barack Obama - Anzi, abbiamo sostanzialmente appoggiato questo massacro. C'è una bella differenza!" Intanto si fanno strada voci maliziose sui rapporti tra Vianello Monello e il suo dattilografo. Il quotidiano inglese The Sun sarebbe in possesso di un dossier in cui si vedono i due in vacanza assieme all'isola di Albarella e poi in atteggiamenti inequivocabili nella spiaggia per nudisti di Porto Caleri. "Schizzetti di merda volti a infangare l'onorabilità del nostro collaboratore - ribatte un corsivo del Corriere, a firma del direttore Ugo Savoia - In questo momento dovremmo risparmiarci tutti il sensazionalismo grossolano e dedicarci, a maggior ragione perchè vi sono dei punti oscuri, a quel giornalismo di inchiesta e approfondimento che fa della nostra professione un pilastro della democrazia".

(sopra, una delle foto pubblicate dal Sun, mah!)

Scandali e scandaletti a Prypiat

Sono giorni turbolenti per la giunta comunale che si è messa in testa di governare gli squatter di Prypiat. Nei giorni scorsi il sindaco Pavlo Dzjuba si è dimesso, dopo pochi giorni di mandato, per accettare un incarico di assessore all'Urbanistica nel Raën di Čačėrsk, all'interno del voblasc' di Homel' in Bielorussia. "Mi dispiace, ma là si guadagna di più e ci sono più fiche - è stato l'amaro commento, nel salutare i suoi concittadini - Vi lascio tuttavia nelle mani del più fidato compagno di partito, Andriy Nahornyak, che saprà governare con sapienza la nostra bella cittadina".
Sembrava che la cosa si fosse chiusa lì, invece i giornali di oggi riaprivano la ferita con un nuovo scandalo politico: "Andriy Nahornyak è un puttaniere", titolava sobriamente la Nuova Gazzetta di Prypiat. Il neo sindaco, infatti, è accusato di dedicare più tempo alle donne che alla buona amministrazione. Pur ammogliato e con numerosa prole donatagli dal Signore, avrebbe una relazione con una stagiaire del Municipio di Prypiat, con la quale oltretutto starebbe per mettere al mondo un infante, condannato alla bastarditudine perpetua. A meno di non creare un asilo nido apposta, dato che l'abitudine di disseminare la città di figli illegittimi sembra piuttosto diffusa: la Nuova Gazzetta accusa infatti anche il consigliere comunale di maggioranza, l'imprenditore Nikolaj Viktorovyč Chnykin, di avere una relazione extraconiugale con una ragazza di un vicino villaggio di contadini, da cui aspetterebbe un bambino. E fin qui, direte voi, sono cazzi loro, benchè il direttore del quotidiano accusatore faccia notare che dopo avere pinciato a destra e a manca rimangano ben poche energie per concentrarsi sui problemi dei cittadini.
Ad aggravare il quadro è L'Eco di Prypiat, che sfida la concorrenza sul suo terreno, rilanciando con nuove accuse, provenienti da un anonimo informatore delle forze dell'ordine. Nahornyak, assieme al vicesindaco Gunther Kalashnikov e all'assessore alla Cultura Viktor Cherniavskiy, avrebbe approfittato del viaggio diplomatico a Tulcea per intrattenersi con donnine locali, gettando grande scandalo nel comune rumeno. Kalashnikov, poi, sarebbe tristemente famoso per avere occupato abusivamente un appartamento, usato come casa d'appuntamento e per allegri festini con donne e amichetti. Ma non si fermano qui le avventure del famoso trio, che l'Eco descrive impietosamente come "una banda di erotomani, bustarellari e alcolizzati". Cherniavskiy si sarebbe reso ridicolo pubblicamente in svariate occasioni, una volta palpeggiando le ospiti di una delegazione internazionale, l'altra facendosi sorprendere a brache calate nel proprio ufficio, l'altra ancora barcollando sbronzo per la città. Si riferisce anche di una figuraccia fatta dal primo cittadino Nahornyak, che durante un vertice interregionale si sarebbe sbronzato a tale punto da richiedere l'intervento dell'amico e leader dell'opposizione, l'ex culturista Michail Serdinov, il quale lo avrebbe accompagnato fuori dal ristorante in spalla. Nonostante la gravità delle accuse, il consiglio comunale di ieri ha deciso di non affrontare la questione: "Non ci sembra il caso di scavare in certi morbosi argomenti, che attengono alla morale individuale e non riguardano la sfera pubblica", ha spiegato Serdinov in aula.

giovedì 21 maggio 2009

Cicciuzzo brinda con Papi


"Mi felicito anche io della liberazione di Cicciuzzo Sconciaforni, uno dei più validi esponenti del mio Partito, che anche grazie al suo impegno può vantare l'88,3% dei consensi in Italia". Così il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, ha accompagnato il brindisi con Cicciuzzo Sconciaforni, il pornodivo rapito dalle Brigate Rosse e liberato un paio di settimane fa. "Mi scuso per non essere riuscito a organizzare prima questo momento conviviale - ha spiegato - ma ero impegnato nel varo di alcune iniziative discriminatorie nei confronti degli stranieri e dei richiedenti asilo".
Assieme al premier, hanno voluto salutare Cicciuzzo l'amica Noemi Letizia e la madre di lei. "Silvio mi ha aiutato tanto, ora aiuti Noemi", ha dichiarato Cicciuzzo, prima di spogliarsi completamente ignudo e farsi versare lo champagne addosso, come testimonia la foto sopra riportata.